E’ dell’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Ospedale Sangiovanni addolorata l’eccellenza italiana di Assotutela 2019-2020

25/05/2020

“Sono un semplice infermiere…La mia unica grande medaglia è il sorriso dei miei Pazienti…”Ci accoglie cosi,il Dott Milano Michele Cpsi dell’Ospedale Sangiovanni di Roma ,Designato da Assotutela come eccellenza italiana in ambito sanitario e Sociale.Nasco a Teora – ci racconta- un piccolo Paesino Irpino nel 1965,ero poco più di un ragazzino quando il terremoto del 1980 rase al suolo il mio paese,morirono molte persone, persi degli affetti,ho ancora vive davanti agli occhi, le immagini dei corpi inghiottiti nelle crepe che si aprirono nel terreno,La protezione civile non esisteva ancora e gli aiuti iniziarono ad arrivare solo quarantotto ore dopo….Fu proprio questa bruttissima esperienza che mi ha segnato per la vita,che ha rafforzato in me la già presente idea di dover dare il mio contributo concreto nella Sanità. Inizia cosi, a seguito di un’intensa formazione, nel 1994 la mia splendida Avventura d’infermiere presso L’ospedale Sangiovanni Addolorata
Vi definiscono Eroi,anzi a lei viene addirittura conferito il titolo di eccellenza, quali sono le sue impressioni? 
Eroi, si, ci hanno definito cosi,osannandoci, cantando per noi,dedicandoci disegni, pensieri,striscioni, che sicuramente ci hanno fatto piacere, ma sono rimasti fini a se stessi. Io non sono un eroe, non mi sento tale, nessuno di noi infermieri lo è -Siamo Infermieri questa è l’unica verità. Non nascondo che il titolo conferitomi da Assotutela mi inorgoglisce molto, non me lo aspettavo,la cosa mi ha colto piacevolmente di sorpresa. Per questo Ringrazio Assotutela tutta non tanto per il titolo conferitomi, quanto per il profuso impegno che mettono nelle loro opere sociali, e per la costante vicinanza che il Presidente e tutti gli associati hanno nei confronti di noi operatori sanitari. Molte sono le iniziative sociali di Assotutela alle quali ho preso parte,e continuerò a prenderne parte, come il consegnare regali ai bambini nei reparti Oncologici, consegnare loro le Calzette alla Befana, allietarli con la Clownterapia o con la Musicoterapia. L’emergenza Covid, ha arrestato l’attività di promozione sociale?
No,molte sono state le attività svolte da Assotutela che mi hanno visto tra i protagonisti in questo periodo di Covid ,come la raccolta e la consegna di cibo a chi ne avesse manifestato il bisogno, oppure la realizzazione e la distribuzione di mascherine home made. 
L’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’AO San Giovanni Addolorata di Roma, dove lei lavora, ha ottenuto l’accreditamento dalla Società Italiana di Endoscopia Digestiva (SIED) può fornirci qualche informazione più dettagliata?
Si tratta di un prestigioso riconoscimento nazionale che certifica l’elevata qualità e gli standard di eccellenza raggiunti presso la nostra unità. Poche le strutture accreditate in Italia. Noi siamo l’unico centro nella Regione Lazio e nel Centro-Sud Italia ad aver ricevuto tale importante accreditamento. Il processo di accreditamento professionale SIED è volontario e basato su rigidi e stringenti requisiti di qualità periodicamente aggiornati e caratterizzato da verifiche ispettive periodiche condotte da professionisti SIED in collaborazione con un organismo Certificatore esterno, il Kiwa CERMET che analizzano e valutano la conformità sia degli aspetti tecnico-professionali, sia quelli organizzativo-gestionali.
Il Grande lavoro svolto da tutto il team ci ha portato a questo successo, siamo tutti pronti e coesi per raggiungerne ancora molti altri.
In che modo l’emergenza vi ha fatto ridimensionare il modus operandi? Sotto i camici e le mascherine ci sono degli esseri umani preoccupati per i loro pazienti, per i loro cari e, se resta loro il tempo, anche per se stessi. Ci sono diverse situazioni critiche da affrontare in questo periodo. Si lavora in modo professionale, ma con la paura di potersi ammalare anche se abbiamo i dispositivi di protezione individuale. Per noi la realtà della gestione dell’emergenza ospedaliera è quotidiana, ma non a questi ritmi e modalità. Si tratta di un problema eccezionale anche per noi, nonostante siamo abituati più di altri a vivere situazioni complicate. Si ha sempre paura di portarsi addosso qualcosa, di portare a casa l’aspetto contagioso della malattia, perché il contagio è un aspetto che dobbiamo mettere in conto e la nostra prudenza è costante. I nostri livelli di allerta sono più alti, siamo più attenti e molto più protetti, ma comunque siamo umani e la Paura c’è. Colgo l’occasione per sensibilizzare tutti quanti a rispettare le misure di sicurezza, il periodo più difficile è proprio questo,impegniamoci tutti affinché non si torni a cadere nel baratro del lockdown

MARITATO EMANUELA MARIA