Come si diventa Monica Leofreddi? Svegliandosi per 8 anni alle 4 di mattina

26/06/2020

La conosciamo tutti, per anni è stato il volto rassicurante della Rai, espressione di una tv di qualità, mai urlata, spesso sussurrata, gentile: come lei, che è esattamente così. La sua cifra stilistica anche nella vita è un garbo leale e mai artificioso, la sua autenticità è inaspettata, è una donna appassionata e dolce, per questo è molto amata dal pubblico che la segue sui social e spera di rivederla presto in tv con un programma tutto suo.Monica ha una storia privata e professionale che non ti aspetti, ha accumulato esperienze incredibili, debuttando con la forza dell’incoscienza e della passione a soli 18 anni, quasi bruciando le tappe, ma sempre guidata da un rigore personale che l’ha tenuta lontana dai fuochi fatui del gossip, rimanendo sempre fedele a se stessa e legata ad una tv di qualità.Oggi sappiamo che è moglie amatissima e madre affettuosa di due bambini, ma quel che forse ci sfugge sono i suoi esordi lavorativi, le insolite alleanze professionali con giornalisti di altissimo calibro, la gavetta, le esperienze da inviata, le sue levatacce all’alba, le co-conduzioni importanti, quando c’era una tv d’altri tempi, con meccanismi diversi.Intervistiamola – una sera di un giugno timido – al fresco della sua veranda romana.

Come nasce Monica Leofreddi?

“Nel 1982, avevo 18 anni e per caso seppi che la tv romana di GBR cercava una ragazza per la conduzione di una trasmissione sportiva, mi proposi e fu un’esperienza strepitosa di grande crescita e inaspettate opportunità. Avevamo una grande libertà nell’ideazione del programma, per questo ci divertivamo moltissimo, addirittura, feci montare in studio due porte vere, prese da un campo di calcetto, per ricreare l’atmosfera del campo anche in studio. La GBR in quegli anni era una vera e propria fucina d’idee che in seguito furono sviluppate anche nelle reti televisive nazionali e lì insieme a me mossero i primi passi tanti colleghi che poi divennero famosi, una fra tutte: Milly Carlucci.”

Come sei arrivata in Rai?

“Dopo due anni in GBR, fui chiamata nel programma “Le regole del gioco”, settimanale politico condotto da Pietro Ottone, uomo e giornalista di grande spessore. Avevo solo vent’anni, il battesimo professionale in Rai lo ebbi con lui, mi diede una sorta d’imprinting; era una tv d’altri tempi, che si faceva con grande cura del prodotto redazionale e con massima attenzione ai contributi autoriali.”

Da quella esperienza hai imparato molto, osservando e incamerando un certo tipo di tecnica giornalistica che poi ti è stata utile dopo. Quando?

“Sì, a ventidue anni feci un provino con Michele Guardì che stava cercando una ragazza per i collegamenti esterni di “Uno mattina” su Rai1. Quel provino lo ricordo ancora con grande simpatia e incredulità perché non pensavo minimamente che potessero scegliermi, lo feci senza pensarci su più di tanto, anzi addirittura quel giorno mi dimenticai dell’appuntamento!! Allora non c’erano i cellulari – ero stata via tutto il giorno da casa – quando rientrai mia madre agitatissima mi disse che mi avevano cercato dalla Rai, allora abitavo a Monte Mario, presi il motorino e in un attimo raggiunsi Via Teulada. Guardì, da buon siciliano, mi chiese di improvvisare un collegamento da Bagheria; io che c’ero stata da poco, fui così convincente nel descrivere quei posti, i vicoli, la storia dei carretti siciliani che il risultato evidentemente lo convinse. Iniziò così una delle esperienze più belle della mia vita, in giro per l’Italia, alla scoperta di borghi sconosciuti ma ricchi di storia e tradizioni. Allora non c’era internet e ovviamente mancava la velocità nel flusso d’informazioni che abbiamo ora. Solo per dire: per reperire notizie e ricostruire la storia di un paesino, dovevo andare al comune, chiedere depliants informativi, intervistare tutti, dal sindaco, agli assessori, i cittadini, il bottegaio, l’edicolante…”Poi, in quegli anni, per i collegamenti non c’erano quelli che oggi sono chiamati gli “zainetti” che permettono una certa agilità (zaino indossato dai cameramen per le riprese in esterna che contiene al suo interno dispositivi tecnologici per la messa in onda in diretta). Quei paesi erano letteralmente invasi dai camion regia della Rai, tutto il centro abitato si fermava perché “era arrivata la Rai”, si chiudevano le strade al traffico e persino le scuole, i bambini scendevano in piazza e la banda era pronta ad accoglierci, ogni volta era una vera e propria festa: indimenticabile! Per otto anni questa è stata la mia vita: guidavo per ore e ore per raggiungere comuni semi sconosciuti, alloggiavo spesso in stanze di fortuna perché alcuni borghi erano talmente piccoli da non avere alberghi, mi svegliavo alle 4, prendevo il mio specchietto, una sistemata ai capelli, un po’ di trucco e via: in onda! Che fatica ma quanta nostalgia…”

Nel 1996 presenti “La domenica sportiva” con Jacopo Volpi, come ti sei inventata uno spazio tuo che sfuggisse al cliché della valletta?

“Mi ha aiutato l’esperienza che avevo fatto agli inizi, nella piccola tv romana nella quale mi ero già occupata di sport. In quegli anni avevo capito che anche se una trasmissione aveva una forte vocazione maschile, ciò non m’impediva come donna di fare giornalismo sportivo; in fondo, mi sono sempre proposta per quella che sono: una grande appassionata di sport e di calcio.”

Dal 1989 al 1993 sei stata l’inviata di programmi di prima serata su Rai 1 che hanno fatto la storia della tv e restano i più belli di sempre. Cosa ti hanno lasciato quelle esperienze?

“Grande emozione e immensa gratitudine per le occasioni che mi sono state offerte e che io certamente non mi sono lasciata sfuggire. Del resto potevo forse dire di no a trasmissioni come “Partita doppia” e il “Festival di Sanremo” condotte da Pippo Baudo, “I cervelloni” con Giancarlo Magalli, “Miss Italia” con Fabrizio Frizzi, “Scommettiamo che…?” con Fabrizio Frizzi e Milly Carlucci??”

Poi sei arrivata a “Uno mattina estate” con Puccio Corona…

“Ricordare Puccio mi emoziona ancora tantissimo, era un giornalista, un uomo e amico leale, sensibile e coltissimo. Nel 2001 il mondo fu sconvolto dall’attentato terroristico alle Torri gemelle, a “Uno mattina estate” seguimmo quei tragici avvenimenti – facevamo ore e ore di diretta ininterrotta, ricevendo informazioni dagli Stati Uniti e dal mondo, dovendo gestire anche un carico emotivo non indifferente – dividere un’esperienza di quel tipo con lui mi ha segnato tanto, professionalmente e umanamente.”

Quell’anno hai condotto anche lo Zecchino d’Oro…

“Sì, fu un gioco nel gioco. A quei tempi ancora non ero mamma, ma intuivo la bellezza e i tesori che ogni bimbo porta con sé, avere a che fare con loro è sempre stato per me un privilegio.”

Dal 2002 al 2007 hai presentato tutti i giorni su Rai 2 “L’Italia sul 2”, la prima edizione da sola, mentre a partire dalla seconda insieme a Milo Infante. Che ricordi hai?

“Quegli anni sono stati splendidi, certamente molto intensi perché le dirette quotidiane imponevano dei ritmi serratissimi ma grazie all’alleanza umana e professionale con Milo, siamo riusciti ad entrare nelle case degli italiani ogni giorno ricevendo una buona dose di gradimento. In quegli anni mi ero trasferita a Milano, ricordo ancora la spesa al supermercato che facevo insieme Milo e la nostra amicizia che nacque in quel periodo. Figuriamoci che doveva sposarsi e non avendo ricevuto i sacramenti, propose a me di essere la sua madrina di battesimo; fui lieta di accettare, fu un giorno allegro e la base per un’amicizia sincera che dura ancora adesso.”

Cosa ti aspetti dal futuro?

“In questi ultimi anni ho lavorato anche in redazione, perché non sento sempre l’esigenza di essere in prima linea. Certo, non nascondo che mi piacerebbe ritornare a condurre un bel programma basato su un bel progetto.Chissà …”

Giovanna Spirito